ADHD in pratica - 2013


Mens sana in corpore sano
Nikos Myttas
pp 3-3
Sebbene la sindrome da deficit di attenzione e iperattività pediatrica (ADHD) venga lentamente riconosciuta, lo stesso non si può dire per l’ADHD negli adulti, nonostante gli studi metanalitici di follow up, che suggeriscono che circa il 65% dei giovani affetti continueranno a mostrare i sintomi nell’età adulta, con stime di ereditarietà pari allo 0,6-0,95 nella popolazione pediatrica, tra le più elevate di tutte le condizioni psichiatriche. Le stime di ereditarietà appaiono significativamente inferiori negli studi sugli adulti, circa 0,3–0,4, forse a causa di errori di valutazione (l’autovalutazione dei sintomi è meno affidabile delle osservazioni di terzi). Ciononostante, il tracciato dei risultati in entrambe le popolazioni è straordinariamente simile in termini di sesso, rapporto fra il sottotipo disattento e il tipo iperattivo-impulsivo, stabilità dell’ereditarietà tra le fasce di età e così via.
Gli studi genetici nell’ADHD: speranza o delusione?
Ellen A Fliers
pp 4-6
Dagli studi condotti sulla famiglia, sulle adozioni, sui gemelli, e dalla nostra pratica clinica, si è dedotto che la sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) è una condizione altamente ereditaria. Cosa sappiamo oggi sulla genetica dell’ADHD? Questo articolo fornisce un aggiornamento sugli studi genetici e sulle nuove metodologie genetiche in questo campo in rapida evoluzione. L’ADHD non è un disturbo monogenico. La sua architettura genetica è complessa e coinvolge molti geni. L’ADHD è meglio compresa come un disturbo multifattoriale in cui i geni e l’ambiente svolgono un ruolo interconnesso e complicato.
L’ADHD nella disabilità intellettiva e nell’autismo
David Bramble
pp 7-10
Nell’ambito delle disabilità dello sviluppo è assiomatico che la comorbilità sia davvero la regola. È certamente il caso della sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) nel contesto della disabilità intellettiva (DI) e dei disturbi dello spettro autistico (DSA), vaste categorie che coesistono comunemente tra le popolazioni di pazienti. Per cui è sorprendente che questa associazione abbia attirato un’attenzione sistematica solo di recente. I motivi sono molti, in particolare, probabilmente, il fenomeno dell’oscuramento diagnostico, in base al quale le caratteristiche dell’ADHD sono considerate essenzialmente “normali” tra questi gruppi di disabilità, tendenza purtroppo ribadita dalle precedenti iterazioni dei principali sistemi di classificazione diagnostica, che identificavano la DI e le altre disabilità come criteri di esclusione nella diagnosi dell’ADHD.
Cosa dire ai genitori sulla diagnosi di ADHD
Noreen Ryan
pp 11-13
La sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) è una condizione complessa con una forte derivazione genetica e dello sviluppo. Vi sono degli elementi fisici, cognitivi, sociali, emotivi, genetici, ambientali e spirituali che influenzano il progresso dell’ADHD e questi fattori hanno un impatto diverso su ogni singolo bambino. Piuttosto che ritenere l’ADHD una disabilità, potrebbe essere utile pensare semplicemente che gli individui affetti apprendono con uno stile molto diverso dagli altri. È importante comprendere cosa significa l’ADHD per il bambino e come reagire positivamente ai suoi punti di forza e di debolezza, in modo che egli possa realizzare il massimo possibile e vivere un’esistenza soddisfacente.
ADHD-Europe

pp 14-14
Nel 2005, 19 delegati che rappresentavano organizzazioni di pazienti con ADHD provenienti da otto paesi europei si incontrarono a Bruxelles per discutere la possibilità di unirsi in un’associazione paneuropea, evento che segnò l’istituzione ufficiosa di ADHD-Europe.
Niente più lotte, niente più morsi, niente più strilli (No Fighting, No Biting, No Screaming)
James Harrison
pp 15-15
Come il titolo suggerisce, questo è un libro ambizioso. Hejlskov Elvén dichiara di voler offrire un manuale di gestione per i genitori ed i professionisti a contatto con i bambini affetti da disabilità dello sviluppo, esponendo che i suoi metodi sono altrettanto adottabili per i bambini con difficoltà dell’apprendimento, autismo e sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD). Il libro non vuole essere un manuale di psicologia, ma una guida pratica. La natura del libro è comprensiva e rispettosa. Partendo dalla famosa definizione di Eric Emerson del comportamento problema (CP), il libro suggerisce un aggiornamento: “Il CP è un comportamento problematico per chi è vicino al paziente”. Attraverso questa definizione, Hejlskov Elvén ci incoraggia a spostare su di noi l’origine e la responsabilità del cambiamento, allontanandoli dalla persona con un CP.
L’ADHD e il disturbo di sviluppo della coordinazione – alcune strategie pratiche
Zara Harris
pp 16-19
Questo testo è un ulteriore approfondimento dell’articolo di Ellen Fliers dell’edizione di primavera 2012,1 in cui si discute il contesto del disturbo di sviluppo della coordinazione (DCD), tra cui la prevalenza, le cause e le conseguenze cliniche della concomitanza con la sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD). Una metanalisi aggiornata dei documenti e della ricerca sul DCD è disponibile online. Il dilemma della diagnosi Circa il 50% dei bambini con una diagnosi di ADHD è affetto anche da ritardi dello sviluppo motorio.3 È opportuno dare la precedenza ai problemi principali dell’ADHD, in particolare perché la scrittura, compito complesso che coinvolge le abilità fino-motorie, spesso migliora con i farmaci per l’ADHD. Tuttavia, quando un bambino continua ad avere problemi a scuola, anche con la riduzione dei sintomi, sono necessarie ulteriori indagini.

L'ADHD in pratica è stato precedentemente supportato da Shire dal 2010 al 2014.

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