ADHD in pratica - 2012


Riflessioni sulle afflizioni della crescita
Nikos Myttas
pp 3-3
In questo periodo dell’anno i giovani si trovano ad affrontare gli esami e si preoccupano al pensiero di poter essere bocciati o di non ottenere i risultati desiderati deludendo così i genitori, gli insegnanti e se stessi, perché, dopotutto, per chi vanno a scuola? Molti avranno dovuto superare disabilità nascoste, come problemi di coordinazione, difficoltà di apprendimento specifiche e deficit linguistici. I giovani con un quoziente intellettivo ritenuto basso si saranno probabilmente avvalsi di lezioni di recupero, ma con un esito e una frequenza limitati, a causa della consueta carenza di risorse scolastiche. Le lezioni hanno lo scopo di ridurre il dislivello che li separa dai coetanei più abili, ma in realtà il divario si allarga ulteriormente. Di regola, lo studente può avere una valutazione cognitiva solo se resta indietro per più di tre anni o se presenta gravi problemi comportamentali che disturbano la classe o mettono a repentaglio gli altri; ciò conferma che un giovane che si sta sgretolando in silenzio nell’ombra può divenire quasi trasparente e passare talvolta inosservato.
Assistenza tecnologica per l’ADHD nel passaggio dalla scuola primaria alla secondaria
Amanda Kirby
pp 4-6
Il passaggio dalla scuola primaria alla secondaria è un’esperienza piacevole per molti studenti. In poche settimane si adattano bene alla nuova scuola, nonostante l’ansia del cambiamento. Essi dispongono delle capacità necessarie per affrontare l’ambiente più dinamico ed esigente della scuola secondaria e possiedono un livello di competenza alfabetica, matematica e di scrittura che permette loro di accedere al programma di studi. Gli studenti avranno inoltre la sicurezza di affrontare più insegnanti, più lezioni, altri studenti e nuove materie. Il possesso di queste capacità di riferimento offre lo “spazio” che attribuisce al bambino l’abilità e la sicurezza per affrontare le nuove esigenze, quali una maggiore organizzazione rispetto alla scuola primaria. Si paragoni questo quadro con quello di un bambino con sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), il quale avrà più probabilmente delle difficoltà nelle quattro fasi di passaggio: preparazione, trasferimento, induzione e consolidamento. Per superare il passaggio, in particolare nei bambini già diagnosticati con ADHD, la programmazione è fondamentale al fine di garantire che dispongano delle capacità necessarie. Inoltre, questi bambini hanno bisogno di esercitare e assimilare tali capacità prima del passaggio.
Valutazione cognitiva in dettaglio
Nigel Humphrey
pp 7-9
I test del quoziente intellettivo (QI), o valutazioni cognitive, sono al centro di un acceso dibattito su vasta scala, in termini di utilità, sensibilità culturale ed etica, e legittimità. Non cercherò di entrare nella polemica, poiché questo articolo mira esclusivamente a presentare, in parole semplici, il significato dei diversi punteggi e dei risultati generati da una valutazione cognitiva. Alcuni di questi resoconti sono ardui da interpretare se non tramite la cognizione psicologica e, nonostante il dibattito culturale sull’intelligenza, la valutazione cognitiva offre un’abbondanza di informazioni utili nei domini educativi, clinici e parentali. Allo scopo di questo di questo articolo farò riferimento alla varietà dei test intellettivi Wechsler, poiché tendono ad essere utilizzati con maggiore frequenza nella valutazione cognitiva e possono contribuire a una valutazione d’insieme dell’ADHD. Desidero dapprima tracciare un profilo del concetto di intelligenza.
Deficit linguistici specifici dell’ADHD
Philippa Greathead
pp 10-13
I bambini affetti da sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) sono soggetti a un maggiore rischio di disturbi dell’apprendimento e spesso presentano dei disturbi specifici del linguaggio (DSL). Numerosi studi dimostrano che il 40–80% dei bambini con disturbi dell’apprendimento presenta un DSL, e il 25–40% dei bambini con ADHD soffre di disturbi dell’apprendimento. Barkley suggerisce che i problemi del linguaggio, della lettura e i problemi motori sono parte integrante dell’ADHD. Tutte queste abilità dipendono dall’inibizione comportamentale, un deficit di fondo dell’ADHD. Le aree problematiche che ne sono affette sono la memoria di lavoro, la fluidità linguistica e il controllo motorio. La ricerca di Tannock dimostra che gli studenti con ADHD e disturbi del linguaggio hanno difficoltà di comprensione auditiva, velocità e accuratezza di definizione e memoria di lavoro visiva e spaziale.1
Coinvolgimento dei pazienti nello sviluppo di percorsi assistenziali integrati per l’ADHD
Susan Yarney
pp 14-17
La sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) è una sindrome comportamentale eterogenea caratterizzata da sintomi di disattenzione, impulsività e iperattività. L’ADHD è una delle patologie più comuni alla base delle difficoltà comportamentali e della scarsa prestazione accademica e professionale di bambini, giovani e adulti. Nel Regno Unito e nel mondo, i bambini e i giovani con ADHD pongono un peso significativo sui servizi sanitari, sociali ed educativi. Nel 2008, NICE ha pubblicato una linea guida per la diagnosi e la gestione di bambini, giovani e adulti con ADHD, che enfatizza il ruolo dei servizi sanitari nello sviluppo di équipe specialistiche per l’ADHD, le quali hanno il compito di offrire un servizio di qualità incentrato sul paziente. Le raccomandazioni evidenziano l’importanza di coinvolgere i pazienti e le famiglie nelle decisioni sulla terapia e l’assistenza, facendoli partecipi allo sviluppo di percorsi assistenziali integrati per l’ADHD.
Analisi della diagnosi differenziale negli adulti
Josep Antoni Ramos-Quiroga, Laura Prats Torres, Jesús Pérez-Pazos and Pablo José Chalita Pérez Tagle
pp 18-22
La sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) è un disturbo dello sviluppo neurologico caratterizzato da disattenzione, iperattività e impulsività; i sintomi che si presentano nell’infanzia, spesso persistono durante lo sviluppo e causano la disabilità in diversi domini del funzionamento adattivo. Gli studi epidemiologici stimano una prevalenza infantile del 3-10%. La differenza tra i sessi è pronunciata a questa età, con almeno il triplo di maschi affetti rispetto alle femmine, tuttavia nei campioni clinici degli adulti tale differenza è attenuata o per nulla presente. Sebbene i livelli esatti di persistenza e prevalenza dell’ADHD negli adulti non siano ancora completi, c’è una crescente evidenza che nel 65% dei casi il disturbo persiste nell’età adulta e interessa il 3-5% della popolazione adulta mondiale.3 La validità dell’ADHD come disturbo mentale negli adulti si basa sui dati ricavati dagli studi su sintomatologia, ereditarietà, risposta al trattamento e studi di laboratorio. Un alto grado di ereditarietà genetica, così come diversi geni candidati e fattori ambientali, viene associato all’ADHD. Tuttavia, poiché l’ADHD negli adulti è stata riconosciuta solo di recente come una valida patologia psichiatrica, questi pazienti spesso non vengono diagnosticati e trattati. La diagnosi può essere aggravata da alti livelli di disturbi psichiatrici concomitanti. Rispetto ai gruppi sani di controllo, gli adulti con ADHD tendono ad essere soggetti a gravi disturbi depressivi, bipolarismo, distimia, disturbi dell’ansia, disturbo oppositivo provocatorio, disturbo della condotta, disturbo antisociale di personalità e disturbi da uso di sostanze. L’alto grado di sovrapposizione rende spesso difficile distinguere tra l’ADHD e i disturbi psichiatrici; tuttavia è importante diagnosticare la condizione negli adulti, a causa delle gravi conseguenze dell’ADHD non diagnosticata e non trattata.

L'ADHD in pratica è stato precedentemente supportato da Shire dal 2010 al 2014.

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