ADHD in pratica - 2011


La soluzione facile è la scelta migliore?
Nikos Myttas
pp 3-3
Lo scorso novembre, l’Accademia Americana di Pediatria ha aggiornato le proprie raccomandazioni sulla diagnosi e sul trattamento della sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), apportando importanti modifiche basate sull’esperienza e sul feedback dei clinici. In passato l’età di riferimento era compresa tra 6 e 12 anni, mentre l’aggiornamento include un intervallo di età tra 4 e 18 anni, riconoscendo che i bambini di età prescolare, con maggiore difficoltà di diagnosi a causa dell’assenza di informazioni probatorie degli insegnanti, rappresentano un gruppo i cui problemi di disattenzione, impulsività e iperattività non appropriati all’età possono indicare la presenza di un disturbo e devono essere valutati attentamente dai medici di assistenza primaria, anziché ignorati.
La teoria della mente e l’ADHD
Hichem Slama, Alison Mary, Philippe Mousty, Isabelle Massat and Philippe Peigneux
pp 4-7
Nella sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) si osservano spesso dei deficit socio-emotivi1-7 e fino all’85% dei bambini con ADHD è affetto da una “assenza di consapevolezza dei sentimenti degli altri”. Il comportamento sociale inappropriato dei bambini con ADHD può derivare da un repertorio povero di risposte sociali e l’incomprensione dell’impatto delle loro azioni sugli altri. Tali carenze possono influenzare profondamente il futuro dei bambini con ADHD, poiché gli scarsi rapporti sociali con i coetanei sono forti elementi predittivi e mediatori di esiti negativi in età adulta. Nonostante queste note difficoltà sociali, gli studi sulla cognizione sociale nell’ADHD sono sorprendentemente limitati. L’articolo enfatizza la teoria della mente (TdM), aspetto particolare e complesso della cognizione sociale che stabilisce una serie di processi cognitivi legati all’abilità di attribuire stati mentali (quali desideri, credenze, sentimenti, pensieri e intenzioni) a se stessi e agli altri, e di prevedere e comprendere il comportamento delle persone in base al loro stato mentale.
Le linee guida CADDRA: gli interventi psicosociali, una risorsa pratica
Geraldine Farrelly
pp 8-12
La sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) è un disordine neurobiologico che interessa tutti gli aspetti quotidiani della vita di un individuo, tra cui il funzionamento sociale (rapporti interpersonali, vita coniugale e familiare), il funzionamento emotivo (maggior rischio di disturbi secondari dell’umore e dell’ansia), il funzionamento accademico e professionale (tasso più elevato di insuccesso accademico e disoccupazione) e la salute fisica (modelli del sonno, abitudini alimentari, esercizio fisico e tassi di incidenti e patologie). Un approccio completo, collaborativo e multimodale, personalizzato per soddisfare le esigenze del singolo, è fondamentale alla gestione efficace dell’ADHD e delle sue comorbilità.
Uno studio sul gioco d’azzardo patologico e l’ADHD
Jutta Ringling, Wolfgang Retz, Marco Flatau, Monika Vogelgesang and Michael Rösler
pp 13-15
La Classificazione statistica internazionale delle malattie e dei problemi sanitari dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), decima revisione (ICD-10), categorizza il gioco d’azzardo patologico tra i disturbi del controllo degli impulsi. Il gioco d’azzardo patologico è caratterizzato dalla ripetizione e domina fortemente lo stile di vita della persona affetta, causando il deterioramento degli obblighi sociali, professionali e familiari e un grave abbandono delle responsabilità. Oltre alla maggiore attività cognitiva legata al gioco d’azzardo, sono anche presenti la ricerca di uno stato di euforia ed eccitazione e i tentativi senza successo di contenere tale attività. I giocatori cercano di compensare le perdite precedenti giocando di nuovo e spesso più intensamente, il fenomeno del “chasing”, cioè l’inseguimento delle perdite. Ciò può comportare un circolo vizioso di bugie, e talvolta anche un comportamento criminale, seguito spesso dalla perdita dell’integrità sociale.
Conferenza UKANN 2011 – “L’ABC dell’ADHD: un focus educativo”
Noreen Ryan
pp 16-17
La 5aConferenza UKANN (rete infermieristica per l’ADHD del Regno Unito) si è tenuta l’8–9 settembre 2011 presso l’Università di Warwick ed è stata presieduta da Mervyn Townley, infermiere consulente e rappresentante del Royal College of Nursing, in collaborazione con i membri del Comitato direttivo di UKANN, che hanno offerto la propria competenza nel corso dell’evento. Prima giornata Mervyn Townley ha aperto la conferenza discutendo il crescente interesse per la sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), e ha evidenziato il contributo positivo degli infermieri all’assistenza del paziente. I limiti di disponibilità dei servizi di transizione, non solo per i giovani con ADHD, ma in generale per i pazienti di salute mentale, sono preoccupanti. L’attenzione all’ADHD e la prestazione e il successo accademici sono fondamentali, poiché sono un aspetto spesso problematico espresso dai giovani e dai genitori nell’ambiente clinico.
La terapia centrata sulla soluzione e l’ADHD, una scelta naturale
Nigel Humphrey
pp 18-20
La concentrazione ridotta, il processo decisionale impulsivo, la ripetizione degli errori e la tendenza alla noia non rappresentano generalmente delle qualità ideali per un solido percorso terapeutico. Se si aggiungono ulteriori incarichi, quali i compiti a casa e portare a termine le decisioni, si possono iniziare a comprendere alcune delle frustrazioni che la terapia tradizionale presenta ai pazienti con ADHD. La combinazione di psicoterapia e terapia farmacologica è reputata l’intervento di maggiore efficacia per l’ADHD, più della terapia e dei farmaci individuali. In questo articolo cercherò di discutere la ragione per cui la terapia centrata sulla soluzione (SFT) potrebbe essere una modalità terapeutica più efficace per la realizzazione dei cambiamenti nell’ADHD, rispetto agli altri tipi di interventi psicologici.
L’efficacia delle linee guida locali sull’ADHD: la prospettiva della Spagna
Jaime A Moyá Querejeta and Juan Jairo Ortiz-Guerra
pp 21-23
La sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) è divenuta oggetto di un’ampia ricerca, e l’evidenza scientifica è cresciuta rapidamente negli ultimi anni. Esistono tuttavia delle variazioni tra gli ambienti clinici e i paesi europei, e non è possibile distribuire un’assistenza efficiente in modo uniforme in tutta Europa. In alcuni paesi il pubblico nutre ostilità verso la somministrazione di psicostimolanti ai bambini, e alcuni medici sono ancora avversi all’uso di metilfenidato nel trattamento dei bambini iperattivi. Per quanto riguarda la controversia che circonda l’ADHD e la terapia farmacologica, una maggiore sensibilizzazione, la disponibilità di accurate informazioni scientifiche e la valutazione critica sono fondamentali. Sono quindi necessarie delle dichia - razioni sulla base dell’evidenza, che assistano i medici e i pazienti nella decisione sull’assistenza appropriata e che possano ottimizzare la qualità della gestione clinica della patologia.

L'ADHD in pratica è stato precedentemente supportato da Shire dal 2010 al 2014.

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