ADHD in pratica - 2010


Realistici per quanto possibile
Nikos Myttas
pp 3-3
Il concetto diagnostico di sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) è maturato. Un numero crescente di clinici riconosce, accetta e tratta efficace - mente l’ADHD, nonostante la complessità e il frequente dilemma diagnostico intrinseco. La maggiore prevalenza dell’ADHD rispetto alla schizofrenia nella popolazione adulta la rende una probabile causa della psicopatologia dell’adulto, e la psicosi non ne è un’eccezione. Sebbene il termine non sia definito in maniera operazionale né sia incluso nei due manuali diagnostici delle malattie mentali, e quindi non sia universalmente riconosciuto, la psicosi da ADHD è stata ben descritta nelle pubblicazioni accademiche. L’articolo particolarmente pertinente di Peter Mason di questa edizione descrive i casi di due giovani, diagnosticati con schizofrenia paranoica all’età di 16 e 19 anni, ma in seguito riconosciuti affetti da ADHD all’età di 25 anni sulla base dei sintomi puri dell’ADHD.
Gestione dell’ADHD in Europa: le prospettive di Francia e Spagna
Samuele Cortese and Diane Purper-Ouakil
pp 4-7
ADHD in pratica sta investigando la gestione della sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) in altri paesi europei. In questa edizione prendiamo in esame Francia e Spagna. In Francia, negli ultimi anni la conoscenza dell’ ADHD (in francese, trouble du déficit de l’attention avec hyperactivité [TDAH]) è aumentata tra i professionisti e i non professionisti, tuttavia c’è ancora molto da fare in termini di diagnosi e trattamento. Alla stesura di quest’articolo, a maggio 2010, non era ancora stato pubblicato il sondaggio epidemiologico con revisione paritaria sulla prevalenza approssimativa dell’ADHD infantile in Francia. Secondo un recente sondaggio epidemiologico presentato nel settembre 2009 a Parigi, nel corso di un incontro sulle prassi del trattamento dell’ADHD in Europa, la prevalenza della patologia (come definito nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, quarta edizione, revisione del testo2) nei bambini francesi di età tra 6–12 anni equivale al 3,5-5,4%; tale percentuale corrisponde alla stima della prevalenza combinata dei bambini con ADHD nel mondo. La prevalenza dell’ADHD negli adulti francesi corrisponde a circa il 7,3%, una quota maggiore della stima dei valori internazionali.
ADHD, schizofrenia e metilfenidato
Peter Mason
pp 8-10
L’uso di metilfenidato (MPH) nel trattamento della sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) per i pazienti con psicosi in comorbidità è controverso, con numerose prove indicanti che gli stimolanti possono accentuare i livelli di psicosi nel 50–70% dei pazienti schizofrenici. Un esito non sorprendente, se si considerano la modalità di azione dei farmaci stimolanti e l’ipotesi dopaminergica della schizofrenia. Gli stimolanti agiscono aumentando i livelli sinaptici dei neurotrasmettitori monoaminici. Gli effetti comportamentali sono mediati principalmente dalla dopamina, con il metilfenidato che blocca il trasportatore presinaptico della dopamina, prevenendo il reuptake della dopamina, in modo che non venga eliminata dalla sinapsi. L’ipotesi dopaminergica della schizofrenia, ancora in fase di studio, suggerisce che il percorso finale comune nella psicosi è un eccesso di dopamina nella sinapsi, secondario alla disregolazione della dopamina presinaptica. Ciò suggerirebbe che l’uso di stimolanti come il MPH esacerba il problema della dopamina in eccesso nella sinapsi. Questo articolo considera due pazienti affetti da schizofrenia con ADHD in comorbidità, trattati con il farmaco stimolante MPH.
Abuso di stimolanti su pres cri zione: vigilanza
Nigel Humphrey
pp 11-13
L’uso di stimolanti nel trattamento della sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) è ampiamente accettato come sicuro ed efficace, purché le prescrizioni siano effettuate in conformità alle linee guida terapeutiche. Le prove dimostrano chiaramente che il trattamento dell’ADHD con stimolanti riduce concretamente il rischio di ADHD nei pazienti che sviluppano un disturbo indotto dall’uso di sostanze più avanti nella vita. Tuttavia, un numero crescente di segnalazioni ha indicato la diversione degli stimolanti prescritti alla popolazione generale. Gli stimolanti sono un’ampia gamma di sostanze in grado di aumentare o stimolare la normale attività del sistema nervoso centrale. Essi incrementano il normale livello di cognizione, vigilanza ed energia. General -mente, provocano effetti secondari, e se assunti per un periodo prolungato possono causare dipendenza. Esistono stimolanti legali ed illegali. I primi includono caffeina, bevande energetiche, nicotina, compresse per la perdita di peso e le amfetamine su prescrizione utilizzate nel trattamento dell’ADHD e della narcolessia. Gli stimolanti illegali includono ad esempio crack, cocaina, ecstasy e metamfetamine. L’assunzione di stimolanti come “droghe legali” è stata recentemente oggetto dell’attenzione della stampa.
La realtà della convivenza con l’ADHD
Andrea Bilbow
pp 14-16
Nel corso degli anni l’Associazione britannica di supporto per l’ADHD (ADDISS) ha condotto diversi sondaggi tra le famiglie, i cui risultati offrono una chiara visione del significato di convivenza con la sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD). Riteniamo che queste informazioni siano importanti per chi elabora le linee guida per la valutazione e il trattamento della patologia. Purtroppo, l’Istituto nazionale per l’eccellenza clinica (NICE) non ha incluso questo tipo di ricerche nelle linee guida sull’ADHD del 2008, considerando esclusivamente le pubblicazioni precedenti o i progetti da esso commissionati. Siamo del parere che il nostro ruolo sia quello di presentare la realtà della condizione, e desideriamo condividere alcuni risultati della ricerca in questo articolo.
Con l’ADHD si corre il rischio di sviluppare la dipendenza?
Jaques Bouchez, Hervé Caci and Franck Bayle
pp 17-17
La relazione tra la sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) e la dipendenza è una delle maggiori aree d’interesse per i clinici. Numerosi studi dimostrano che i pazienti affetti da ADHD sono sovrarappresentati tra gli abusatori di alcol o alcolisti (35–70%) e tra gli abusatori di sostanze o tossicodipendenti (15–25%). Inoltre, risulta che il 17–45% dei pazienti con ADHD fa abuso di alcol, mentre il 9–30% è tossicodipendente. Negli adulti con ADHD, i disturbi da uso di sostanze (DUS) sono spesso più gravi e presentano un esordio precoce rispetto alla popolazione adulta generale. Sebbene i dati epidemiologici non siano omogenei in molti paesi europei, la questione dei DUS nei pazienti con ADHD è un argomento valido.
Lo psichiatra per adulti e l’ADHD
Trevor Turner
pp 18-21
Nel corso degli ultimi dieci anni, la valutazione e la terapia psichiatriche degli adulti hanno subito molti cambiamenti, derivati in parte dai nuovi gruppi specialistici del programma di servizio sanitario britannico (NHS) e in parte dalla nuova politica di “approccio professionale”. Ci sono state anche pressioni per un’integrazione più aderente all’assistenza sanitaria primaria, considerando che circa il 90% delle valutazioni di salute mentale avvengono nell’ambulatorio del medico generico. Invece di fungere da “medici di manicomio” trasferiti ai gruppi comunitari di salute mentale (CMHT) e dediti alla cura di pazienti affetti da gravi psicosi croniche, gli psichiatri per adulti devono assumersi oggi gli incarichi e le difficoltà dei medici generici. Questi pazienti, come quelli indirizzati all’assistenza primaria, presentano un quadro diagnostico più complesso di quelli visitati dai gruppi CMHT, con un ampio spettro di patologie, dall’ansia lieve alla depressione psicotica, tra cui gli stati ossessivi che sono spesso legati all’ansia, ai problemi di alcol e droga, ai disturbi di personalità emotivamente instabile (EUPD) e infine ad una combinazione dei suddetti e alle complicanze delle reazioni psichiatriche alla malattia fisica, sia acuta che cronica. Parte dell’abilità dello psichiatra generico è la necessità di formulare un’ampia gamma di diagnosi, a differenza del compito specifico di uno psichiatra forense o riabilitativo, ad esempio. La psichiatria degli adulti deve quindi essere sufficientemente flessibile per accogliere le nuove formule diagnostiche.
Prescrizione infermieristica: la necessità di agire in concordanza
Noreen Ryan
pp 22-23
Gli infermieri sono da sempre coinvolti nella gestione dei farmaci, in particolare nella loro distribuzione e somministrazione, specialmente negli ospedali. Di recente hanno assunto un ruolo più attivo nella professione, tra cui la prescrizione dei farmaci. Inoltre, i pazienti sono stati maggiormente coinvolti nel trattamento, segnatamente per le patologie croniche. Tuttavia, c’è molto dibattito sulla validità e sulla sicurezza della prescrizione infermieristica, specialmente tra gli infermieri attivi nei servizi di salute mentale. Nel Regno Unito, c’è la crescente preoccupazione che numerosi farmaci su prescrizione vengano resi alle farmacie senza essere assunti, oppure che non vengano assunti secondo le indicazioni prestabilite o non assunti dall’interessato.

L'ADHD in pratica è stato precedentemente supportato da Shire dal 2010 al 2014.

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