ADHD in pratica - 2010


Una prospettiva europea sull’ADHD
Nikos Myttas
pp 3-3
Sono lieto di dare il benvenuto ai nostri lettori europei di ADHD in pratica. Iniziando da questo numero, il periodico darà spazio in ogni edizione alla sindrome da deficit di attenzione (ADHD) da una prospettiva europea, e farà il punto su come viene valutata, diagnosticata, gestita e trattata nei diversi paesi. Questo numero discute il quadro normativo sulla prescrizione farmacologica negli adulti con ADHD. I farmaci approvati alla commercializzazione (“autorizzati”) per l’uso negli adulti sono a volte utilizzati anche per i bambini (“off-label”), data l’assenza di studi appropriati sulla popolazione infantile. Tuttavia, a causa della crescente preoccupazione legata alle controversie legali, gli organi regolatori hanno iniziato a richiedere studi attendibili sulla popolazione pediatrica alle aziende i cui prodotti sono utilizzati off-label. Secondo un’indagine sui farmaci non autorizzati e offlabel utilizzati nei reparti pediatrici dei paesi europei, il 67% dei bambini ha ricevuto la prescrizione di un farmaco non autorizzato o off-label durante la permanenza in ospedale, tuttavia con forti variazioni da un paese all’altro.
Le norme sulla prescrizione dei farmaci negli adulti con ADHD: l’approccio europeo
Isabel Hernandez Otero
pp 4-7
È noto che la sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) colpisce quasi il 4-12% dei bambini e continua nell’età adulta per circa il 50% dei pazienti con diagnosi pediatrica. Nel corso degli ultimi dieci anni si sono osservati notevoli progressi nel trattamento e nella comprensione di questa patologia, tra cui la disponibilità di nuove formulazioni, il riconoscimento dell’effetto combinato di farmaci e terapie comportamentali e una migliore cognizione della neuro biologia della malattia negli adulti. Questo articolo offre una sintesi del profilo di efficacia e della sicurezza, un quadro normativo sui farmaci utilizzati nella gestione dell’ADHD, e un’analisi delle diverse situazioni nei paesi europei.
ADHD e disturbi del sonno
Paul Gringras
pp 8-11
Le correlazioni tra il sonno e il comportamento diurno iniziarono nel 1892 con il celebre medico William Osler. Commentando sui bambini affetti da tonsillite cronica e disturbi del sonno, egli osservava “l’espressione è spenta, appesantita e apatica… nei casi prolungati, il bambino appare stordito, risponde con lentezza alle domande e può essere imbronciato ed irritato… l’influenza sullo sviluppo mentale è incredibile”. La ricerca sul sonno e gli effetti della privazione del sonno ne dimostrano chiaramente l’importanza su molti aspetti del benessere fisico, cognitivo e comportamentale. Dato interessante, molti problemi comportamentali e cognitivi generati dall’inade guata quantità e qualità del sonno si sovrappongono a quelli osservati nella sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD).
Comprendere la percezione dell’ADHD degli insegnanti
Adele Humphrey
pp 12-15
Dal 2006, i bambini affetti da sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) nell’area di Luton e South Bedfordshire sono seguiti quasi esclusivamente dal team pediatrico comunitario dell’Edwin Lobo Centre (ELC). Una percentuale ridotta dei bambini con ADHD sospetta o diagnosticata viene trattata presso il Servizio di salute mentale per infanzia e adolescenza, se vi sono ulteriori circostanze familiari complesse o questioni di igiene mentale. Questo studio interessa solo le principali scuole di Luton; quelle di South Bedfordshire sono state escluse. Luton ha circa 198.000 abitanti e il team pediatrico comunitario include sei specialisti, tre dirigenti medici e un primario specialista. È disponibile anche un medico di medicina generale che gestisce la clinica di follow up per bambini con ADHD e può prescrivere farmaci; va comunque notato che nel periodo di esecuzione dello studio vi erano cinque specialisti e il medico generico non era ancora stato nominato.
Neurofeedback e ADHD
Beverley Steffert and Tony Steffert
pp 16-19
Il neurofeedback (NF) si basa su studi di imaging del cervello, elettroencefalografia quantitativa (qEEG), tomografia ad emissione di positroni e tomografia computerizzata ad emissione di fotoni singoli (SPECT), che mostrano tutti un rallentamento delle onde cerebrali in gran parte dei pazienti con sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), e troppa o poca coerenza tra le aree funzionali del cervello. Anche i potenziali evocati rivelano dei sottotipi di ADHD, denominati endofenotipi, che hanno influenzato il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, 5a edizione (DSM–V), che sarà pubblicato nel 2011. L’endofenotipo è un concetto psichiatrico e un marcatore biologico che crea un legame tra il genotipo e il fenotipo. I diversi sintomi comportamentali di una patologia complessa come l’ADHD sono raggruppati in una serie di geni upo down-regolati che formano un cluster e infine una rete neurale. Ad esempio, l’impulsività: la correlazione tra l’espressione genica e le misure comportamentali dell’impulsività, quali il delay discounting e altre misure, suggeriscono un’interazione tra i geni che esprimono l’attivazione della dopamina e l’impulsività.
ADHD: l’esperienza di una madre e di un figlio
Anonimo
pp 20-22
Quando un familiare è affetto da sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) può essere un periodo difficile e disorientante. Questo articolo è stato scritto da una madre e un figlio che desideravano condividere la loro storia con altre famiglie affette dalla stessa condizione. “Adam”, nome fittizio del figlio (13enne alla stesura dell’articolo) e la madre hanno richiesto l’anonimato. La prospettiva del figlio Io facevo del mio meglio con i compiti e le lezioni, ma non progredivo; per questo detestavo studiare e distraevo me stesso e gli altri. Gli insegnanti credevano che facessi lo sciocco e perdessi tempo in classe, senza impegnarmi seriamente, invece mi impegnavo. Trovavo difficile applicarmi in qualsiasi cosa che comportasse un serio impegno, come la scrittura e la lettura. Quando leggevo mi ‘doleva’ il cervello, perché mi concentravo troppo, di conseguenza, la prestazione ne risentiva, in particolare l’ortografia. Non capivo dove sbagliassi. Pensavo che gli insegnanti e ogni forma di autorità mi detestassero. Ero giunto a questa conclusione perché mi rimproveravano più spesso degli altri alunni. Pensavo che Sam fosse peggiore di me, ma non lo rimproveravano quanto me! Non mi importava di essere rimproverato, poiché avevo creato una sorta di scudo contro ogni autorità. Ora mi rendo conto che ci tenevo, ma al tempo pensavo che non mi importasse.

L'ADHD in pratica è stato precedentemente supportato da Shire dal 2010 al 2014.

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